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ultimo aggiornamento:
Giovedi 04 Giugno 2009
PETERLE SULLA SOSPENSIONE DI SCHENGEN
«Ingiustificata la chiusura del confine»   versione testuale
Il vicepresidente del Ppe attacca il Governo italiano

LUBIANA (4 giugno, ore 15) - Il ripristino dei controlli di polizia al confine da parte dell’Italia in occasione del «G8» a l’Aquila? Un inutile ritorno al passato che fa riaffiorare i fantasmi dell’Europa divisa dal muro di Berlino e dalla cortina di ferro. «Sono sorpreso e convinto che la mossa dell’Italia non abbia giustificati motivi».

L’attacco alla decisione del governo Berlusconi di sospendere dal 18 giungo al 15 luglio l’applicazione del trattato di Schengen sulla libera circolazione delle persone in Europa è pesante. Anche perché si tratta di «fuoco amico». Viene, infatti, dal vicepresidente del Partito popolare europeo (il gruppo politico del quale fa parte anche il Pdl), dall’eurodeputato sloveno Lojze Peterle, uno che il comunismo e la cortina di ferro li ha vissuti sulla propria pelle.

«Comprendo il desiderio dell’Italia di garantire una sicurezza totale all’importante vertice internazionale – ha affermato Peterle, impegnato nella campagna elettorale per le europee –, tuttavia ritengo che sarebbe possibile farlo senza tornare al regime precedente a Schengen, che ci farà ricordare i tempi dell’Europa divisa».

Secondo Peterle, l’Italia potrebbe proteggere il “G8” con altri metodi, dato che non c’è minaccia alcuna da una Slovenia che controlla efficacemente i confini esterni dell’Unione Europea.

I malumori per la richiesta italiana di richiudere i confini per quasi un mese (30 giorni sono il lasso di tempo massimo consentito per la sospensione) comprendono tutto l’arco politico sloveno. Il premier Borut Pahor, che guida una coalizione di centrosinistra, ha annunciato di volerci vedere chiaro sulla reale necessità della decisione di Roma.

Una decisione che il presidente della commissione Esteri del Parlamento di Lubiana, Ivo Vajgl, ha già bollato come «inaccettabile». E ha aggiunto: «Un tempo in occasione di visite importanti mettevano in prigione gli ubriaconi, i potenziali agitatori e i dissidenti. Oggi mettono in prigione tutti noi».

Ancora più esplicito il deputato Franco Juri, esponente della minoranza italiana in Slovenia, che dietro alla mossa del governo Berlusconi vede non motivazioni di sicurezza, ma politiche. «L’idea (di richiudere il confine, ndr) è del ministro dell’Interno italiano Roberto Maroni – ha affermato -. Egli è un esponente di quella Lega Nord non proprio entusiasta della politica europea di apertura e integrazione».